CdT (90 anni)

Trasporti Baroni: 90 anni d’attività

La ditta tresiana venne fondata nel 1904

Da Battista, il fondatore, a Roberto il pronipote: siamo alla quarta generazione in novant’anni, sull’arco dei quali si è passati dai cavalli da tiro d’inizio secolo agli articolati, che ormai percorrono le strade di tutta Europa. I nove decenni di attività sono alle spalle: l’ultimo è stato dunque imboccato e ormai i motori macinano chilometri che separano la ditta tresiana Baroni dal centenario, nel 2004.

Chi scrive (era già capitato per il 75.) non può non avvertire l’imbarazzo di riflettere pubblicamente su qualcosa che gli è strettamente familiare. Interesserà ai lettori? L’essere emotivamente coinvolto, d’altro canto, permette probabilmente di dire cose “vissute all’interno”, anche se il cronista appartiene ai Baroni che non hanno raccolto l’eredità di Battista (mio nonno), nel dare continuità al nome riprodotto sulle fiancate dei camion. E dunque all’azienda.
Certo mio nonno era, come tutti nonni, brontolone con i figli (Nino mio padre ed Ettore mio zio), ma gentile e premuroso con i nipotini: mi portava a pescare e al circo Knie, con la Plymouth che aveva anche gli strapuntini, seggiolini ripiegabili, rivestiti di una stoffa che, ahinoi!, assorbila gli odori ambientali, così che la macchina – nella circostanza circense – si trasformava nella succursale della “tenda del Rolf” (con vaghi afrori di lupetto e di elefantino), essendo questo il nome legato ad un compositore dei Knie. Erano anni in cui un taxi a Lugano (secondo un tariffario approvato dal Municipio di Ponte Tresa) costava 12 franchi, 4 a Magliaso e 6 a Castelrotto. Anni difficili, che i Baroni (come altri malcantonesi) hanno affrontato nel solo modo possibile, lavorando da stelle a stelle. Ammiravo in mio padre (ma anche nel mio nonno e nello zio) la capacità di passare dalla tuta di lavoro al vestito buono per “taxinare” (come diceva lui) i festanti di un matrimonio: un bagno veloce e “voilà”, il Nino era pronto per una recita totalmente diversa da quello dello “strusaa i cass da bira”, essendo appunto i Baroni addetti al rifornimento in zona della “Birra Lugano”, ora “Feldschlösschen”. E dopo una giornata di 12-13 ore c’erano anche le levatacce notturne per portare i nottambuli al Kursaal di Lugano. Forse questo “non risparmiarsi” e non tirare mai una linea fra tempo di lavoro e tempo libero (ma esisteva?) fu la causa della prematura scomparsa di mio padre. Anche nonno Battista e lo zio Ettore non contavano mai le ora passate al volante dei camion e delle macchine: questa “malattia”, che è poi quello di fare con passione e talvolta con divertimento il proprio lavoro, ha contagiato anche mio cugino Osvaldo e suo figlio Roberto. La crescita dell’azienda, la capacità di uscire anche da tempi duri e di recessione (che non sono mancati e purtroppo che non mancheranno) dimostrano inoltre che la filosofia del nonno, quella del “passo secondo la gamba” è stata acquisita e praticata nel corso dei decenni.
E allora, se fosse qui, che cosa direbbe il fondatore Battista “Bachet”? Con Osvaldo e Roberto brontolerebbe di sicuro per l’investimento nell’acquisto di una quindicina di camion, ritenendolo eccessivo. Ma fuori dalla famiglia, con una punta di orgoglio (più che giustificato del resto) si lascerebbe scappare un “Te vist, i me nevod?”.

di Piergiorgio Baroni

Corriere del Ticino (lunedì 7 novembre 1994)
vedi articolo originale

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