CdT (75 anni)

Una ditta tresiana ha campiuto 75 anni

L’impresa Baroni attiva nel settore dei trasporti

6È sempre imbarazzante parlare seriamente della propria famiglia e di se stessi. Bisognerebbe chiamarsi Piero Bianconi e saper scrivere nei modi e nei toni di “Albero genealogico”. Ma gli amici di Ponte Tresa e del Malcantone mi dicono che anche il “Corriere” dovrebbe dedicare un po’ di spazio ai 75 anni della ditta Baroni. Da quando cioè, nel 1904, il nonno Battista avviò l’attività con carrozze e cavalli, iniziativa forse pionieristica nel cantone. E chi meglio di te – Incalzano i colleghi qui al giornale – potrebbe dire qualcosa sull’opuscolo che mio cugino Osvaldo (attuale titolare della ditta) e suo figlio Roberto hanno preparato per l’occorrenza? Lusingato ma sempre timoroso di adoperare fogli e piombo “pro domo familiare”, vado avanti ricordando che Battista affiancato, negli anni venti, dal padre Giovanni detto Nino e da mio zio Ettore, acquisto nel 1925 la prima macchina, una “Scat”. Cinque anni dopo quello che pomposamente si definisce “il parco veicoli” aveva già una certa consistenza: tre automobili e due autocarri. Si abbandonarono i cavalli e nel 1946 (durante la guerra mio padre aveva dovuto lasciare provvisoriamente l’attività, per lavorare nella fabbrica di munizioni di Altdorf) la ditta assunse la denominazione “Battista Baroni e figli”. Ricorderò sempre la “e” commerciale svolazzante sulla porta di uno scanchignato camioncino Chevrolet, che faceva un rumore inconfondibile a due chilometri di distanza: tant’è che riuscivo, quasi sempre, a mettermi al riparo, prima che mio padre mi avvistasse, per “assumermi” come garzone scaricatore di casse di birra. Eppure la famiglia campava di trasporti. Io, sciagurato, preferivo giocare al calcio, nel tempo libero. Il solito ingrato, mi dicevano. Di mio padre, mio zio e del nonno Battista ho comunque la notevole forza lavorativa e quella carica umana, spontaneistica e non “calcolata”, che gli permetteva di ottenere credibilità e incarichi, pur con un’attrezzatura veicolare spesso rimediata, ma sempre efficiente. Vidi con i miei occhi rappezzare motori “cui fil da fer”: ma quando dovevano marciare, marciavano. Il salto qualitativo avvenne dopo l’improvvisa morte di mio padre, all’inizio degli anni sessanta, con l’arrivo di mio cugino Osvaldo che si affiancò allo zio Ettore. Dal garage all’imbocco dei portici si passò all’autorimessa funzionale e al magazzino nella parte alta del paese e da allora gli incarichi sono stati confermati (la ditta Baroni ha il deposito della birra Feldschlösschen)  e ampliati con il “camionage”  ferroviario e la specializzazione nello sdoganamento. Anche mio zio e mio nonno sono morti nel frattempo, ma – come per mio padre – trovo sempre persone che li ricordano con sincera stima. È un’eredità di comportamento che ha raccolto e portato avanti, nel segno dei tempi, il cugino Osvaldo. Anche per lui gli orari sono dettati dalle esigenze di lavoro, non vicevesa. I Baroni, a non dubitarne, sono talvolta caratterialmente un po’ particolari, ma hanno in profondo senso del dovere. Sono dei “bread winner”, onesti “guadagnatori” di pane.

Corriere del Ticino (giovedì, 31 gennaio 1980)
vedi articolo originale

Comments are closed.